Eliminare duplicati, ma con molta cautela

Non male questo dupeGuru, sulla cui traduzione letterale ci siamo un po’ fermati fino a rimandare il problema all’inventore di questo semplice, ma efficace programma e ai suoi contorti pensieri.
Semplice, leggero, veloce, dopo aver scaricato il leggero DMG a questo indirizzo hardcoded.net/dupeguru il software ricorda, al primo lancio e ad ogni lancio successivo, con un utilizzo pari a 50 ore complessive (se tu vuoi, se non vuoi non ti avvisa e il programma resta free), che a questo mondo occorre pure mangiare e che potresti pure, visto che lo stai usando, ricordarti degli sviluppatori, mettere una mano sul cuore e una sul portafogli e fare un semplice gesto di riconoscenza.
Oppure no, e allora andiamo avanti (però pensiamoci lo stesso…).
L’applicazione consente di selezionare la cartella da esaminare, aggiungerla al pannello di controllo e procedere nella ricerca degli eventuali duplicati.
Trovati i doppioni (in una vita di maneggiamenti ce ne sono sempre) occorre adesso vedere cosa dobbiamo farne, e le scelte sono ampie: possiamo spostarli in una nuova cartella per esaminarli con calma (sempre consigliato) oppure cancellarli definitivamente (attenzione!!!), ma anche semplicemente ignorarli, che tanto sapevo che c’erano e anzi li ho fatti io.
Se decidiamo di spostarli (ma è possibile anche copiarli) in una nuova cartella vedremo apparire delle cartelle che saranno la replica di quelle dove erano contenuti i file che il programma ritiene duplicati.
Occorre ricordare a questo punto che il programma è, per definizione, una macchina e fa appunto quello che è stato programmato a fare, secondo la testa dello sviluppatore. Che non è la nostra!
Quindi, un’esame dei file doppi vi consentirà di controllare cosa state cancellando e se volete veramente farlo. Pena la perdita di dati, foto, film o brani musicali ai quali tenevate molto.
A vantaggio però del programma occorre dire che scegliendo una cartella alla volta, quelle magari dove riteniamo che ci possano essere dei duplicati (soprattutto musica, foto e documenti vari) e facendo esaminare a dupeGuru solo questa, i rischi si riducono e si può procedere, sempre con cautela, ma con maggiore tranquillità. Se faccio esaminare l’archivio di iTunes probabilmente mi rileverà diversi brani musicali doppi, e al limite rischio di eliminare questi, se gli faccio esaminare tutto l’HD magari chissà cosa mi trova e chissà che casino vado a combinare.
dupeGuru è compilato per vari Sistemi Operativi, in varie versioni ed è alla terza release. L’app è in Fair Use, concetto sul quale il vostro si è un po’ scervellato, ma non ha trovato soluzione. Forse i più esperti avvocati nostri amici potranno dare una migliore spiegazione.
Consigliata.

La mappa non è il territorio*

In teoria: due recensioni al costo di una. In pratica: un paio di scarne presentazioni. Difatti la complessità di questi applicativi GIS (Geographical Information System) nonché i molteplici impieghi a cui possono essere adattati da una diversissima utenza richiederebbe un’analisi estremamente approfondita per valutare e confrontare in maniera affidabile le varie funzioni. Come se non bastasse, ogni possibile comparazione dovrebbe essere invece fatta dai singoli utenti in funzione delle loro effettive necessità. A monte di tutto, senza scoprire niente di nuovo, va osservato come il mondo GIS e quello Mac abbiano ben pochi elementi in comune e come la possibile scelta di programmi Mac di analisi geospaziale sia non solo piuttosto ristretta ma anche ampiamente snobbata dalle solite grandi software house del campo.

GRASS GIS “Un GIS per gestione dati, elaborazione immagini, produzione grafici, modellamento spaziale e visualizzazione di diversi tipi di dati… GRASS (Geographic Resources Analysis Support System) è un GIS per dati vettoriali e raster, un sistema di elaborazione immagini e di produzione grafici. GRASS contiene più di 350 programmi e funzioni per produrre mappe ed immagini a monitor o su carta, manipolare raster, vettori e dati, elaborare immagini multi-spettrali e creare, gestire ed immagazzinare dati spaziali. GRASS usa sia un’intuitiva interfaccia grafica che una linea di comando per una maggior facilità delle operazioni. GRASS si può interfacciare con hardware commerciale come stampanti, plotters, digitalizzatori e database per sviluppare nuovi dataset come per gestirne di esistenti.”

“And now something completely different”: questa frase vi verrà in mente se avrete già avuto esperienze in campo GIS al momento di usare GRASS GIS. Il programma (open source per Mac, Linux e Windows) inizia a chiedere un minimo di attenzione già al momento dell’installazione in quanto sono necessarie le installazioni di alcune dipendenze prima di quella dell’applicazione principale. Sullo stesso ReadMe si specifica che “l’installer non controlla la presenza dei vari requisiti e installerà tranquillamente GRASS se qualcosa è mancante MA GRASS non funzionerà correttamente o per niente.” A buon intenditor…
La procedura corretta di installazione prevede i seguenti passaggi obbligatori più altri eventuali corollari:

  • scaricare l’installer di GRASS, ad esempio da KyngChaos GRASS, e dei frameworks necessari (GDAL, freetype, cairo) da KyngChaos Frameworks
  • installare i framework GDAL Complete, FreeType e cairo e poi installare GRASS
  • scegliere GIS Data Directory, Location (nome, modalità di scelta del sistema di coordinate, proiezione, parametri della proiezione, datum), eventuali diversi Mapset
  • avviare GRASS

Una volta installato e configurato tutto… il lavoro è appena cominciato. Come letto in un tutorial, “i primi passi su GRASS sono difficili e questo breve tutorial è fatto per ogni nuovo utente”. La chiave di lettura è proprio in quell'”ogni”. Che siate alle vostre prime esperienze geospaziali o, peggio ancora, abbiate alle spalle un decennio e passa di analisi soprattutto sui soliti applicativi commerciali, benvenuti a scuola. “And now something completely different”. L’interfaccia e la logica stessa dell’applicazione sfuggono agli schemi soliti con una noncuranza quasi unica e tutti devono prepararsi ad un periodo iniziale di apprendimento piuttosto ripido.
Per una rassegna minimamente esaustiva delle possibili funzioni analitiche, è molto meglio rimandare alla fittissima comunità on-line prodiga anche di tutorial, dati di esempio ed aiuti vari. Appunto la diffusione di GRASS, soprattutto in campo accademico, è testimone delle sue potenzialità soprattutto in confronto agli altri programmi GIS per la piattaforma Mac ma, come detto, bisogna essere consapevoli dell’iniziale periodo di studio per il quale i veri requisiti minimi di sistema sono modestia e pazienza.

Quantum GIS Anche QGIS è un GIS open source disponibile per Mac, Linux e Windows le cui principali funzioni vengono così riassunte:

  • Mostrare e sovrapporre dati vettoriali e raster in diversi formati e proiezioni senza conversione ad un formato proprietario o comune
  • Creare mappe ed esplorare in maniera interattiva dati spaziali con una facile interfaccia grafica
  • Creare, modificare ed esportare dati spaziali
  • Effettuare analisi spaziali con il plugin fTools per shapefiles o il plugin GRASS integrato
  • Pubblicare la vostra mappa su internet usando la funzione di esportazione a Mapfile; richiede un webserver con UMN MapServer installato
  • Adattare Quantum GIS ai vostri bisogni specifici attraverso l’architettura a plugin espandibile

Anche QGIS ha abbandonato la precedente ed apprezzata logica del drag&drop per l’installazione e richiede un minimo di attenzione avendo un paio di dipendenze che devono essere installate prima dell’applicazione principale. Ergo:

  • scaricare l’installer di QGIS ad esempio da KyngChaos QGIS e dei frameworks necessari (GDAL, GSL) da KyngChaos Frameworks
  • installare i framework GDAL Complete (come per GRASS) e GSL
  • trascinare QGIS in cartella Applicazioni
  • eseguire primo avvio da utente amministratore

A differenza di GRASS, QGIS garantisce un’interfaccia più comune ed una logica meno da “pensiero laterale”. Da alcune versioni inizia anche ad offrire una certa serie di funzioni analitiche per dati sia in formato vettoriale che raster.

Entrambi i programmi hanno enormi potenzialità e meritano attenzione, soprattutto considerando il prezzo (nullo) e la mancanza di validi concorrenti su piattaforma Mac tranne forse uDig e gvSIG. Per una sommaria tabella comparativa, si può verificare Wikipedia alla voce Comparison of geographic information systems software. In ultima analisi va sottolineato ancora come il corretto utilizzo di questi applicativi richieda indistintamente a tutti i nuovi utenti una preparazione specifica per la loro estrema particolarità e struttura. Sulla scelta di quale sia il programma che meglio si adatta alle proprie esigenze, si può solamente consigliare un dettagliato ed esteso esame delle caratteristiche dei diversi programmi non solo in termini di formati di dati trattati e funzioni presenti ma anche in base alle diverse possibilità di esportazione, creazione mappe dettagliate o collegamenti con servizi web, giusto per citare gli aspetti più comuni.

*Alfred Korzybski (wikipedia.org/wiki/Alfred_Korzybski) e relazione mappa-territorio (wikipedia.org/wiki/Map–territory_relation).

Calcolare area, perimetro, lati, angoli, ecc…

Ero alla ricerca di un Timer widget e sono capitato sul sito baldgeeks.com. Ed oltre ad un pratico timer (chiamato 3-2-1) mi sono imbattuto in un ottimo software utile a risolvere figure geometriche, nulla di trascendentale, ma la cura per l’interfaccia e chicche come il rendering delle figure lo rende un potente strumento per capire e studiare la geometria (soprattutto per le scuole medie o superiori).
Ecco cosa dicono gli autori del software:
“Geo-Calc è un calcolatore di figure geometriche. È possibile utilizzarlo per risolvere tutte le misure (area, perimetro, lati, angoli, etc) di forme 2D e 3D. Le forme sono ellissi, rettangoli, triangoli, trapezi, parallelogrammi, poligoni, prismi, cilindri, coni, piramidi e sfere.
Prende nota dei vari calcoli effettuati salvando un archivio storico e fa un rendering (2D o 3D) delle figure studiate.
Geo-Calc è uno strumento utile per studenti, docenti, istituzioni educative, ingegneri, architetti, costruttori, falegnami, urbanisti, scienziati e matematici”
.
Geo-Calc 2.0 si installa nella cartella Applicazioni con un semplice drag and drop. Nonostante sia ferma alla versione 2 dall’inizio del 2006 è un’applicazione Universal Binary (scritta bene) che gira in maniera nativa su Mac con processori PPC e Intel, compatibile con Mac OS X 10.3.9 fino all’ultima versione di Snow Leopard. Una licenza costa 14,99 dollari, ma è disponibile per il download in versione Demo senza limitazioni, se non per il fastidio di leggere un paio di avvisi ad ogni lancio del programma .

Organizziamo la nostra libreria scientifica

Apple ha realizzato software (gratuiti e non) che girando meravigliosamente sul Mac OS X, sono funzionali per l’utente che desidera archiviare, organizzare e catalogare, riprodurre e modificare molti tipi di file. Mi riferisco a iTunes per la musica, iPhoto per le immagini e iMovie per i video.
Ma nonostante ciò, meriterebbe comunque una tiratina d’orecchie… perché? E i PDF? Sono da considerarsi come il film per cui nel 1987 l’attrice Marlee Matlin vinse il premio Oscar?
Non c’è un software targato Apple per essi, a meno che non si voglia utilizzare iTunes: ma si tratterebbe di una “pezza a colore“, non da Mac user e soprattutto non da Maccanici!
E devono averci pensato davvero su a Cupertino, visto che per iOS hanno introdotto iBooks che, a mio parere, è un software straordinario per i file .epub, ma non lo è altrettanto per i PDF. Inoltre non gira su Mac OS X e quindi niente da fare. E allora? Dobbiamo rassegnarci all’entropia assoluta per i nostri PDF? Mi immagino già le soluzioni che ognuno di noi ha adottato: creare cartelle e sottocartelle e sotto-sottocartelle dai nomi più stravaganti che poi non ricordiamo più; rinominare i file nei modi più singolari, di cui normalmente ci dimentichiamo il criterio organizzativo. Insomma, chi giornalmente si cimenta con gli articoli scientifici sa di cosa parlo: di una quantità di PDF che, benché fermi nel nostro hard disk, ci fanno venire il mal di testa tanto sembrano circumnavigare nel mare magnum dei nostri documenti.
Ma state tranquilli, ci viene in soccorso la Mekentosj Inc., una software house indipendente, creata da due olandesi, che scrive programmi innovativi nell’ambito della ricerca scientifica e che nel 2004 ha provveduto a realizzare il software che risolverà i nostri problemi per i file PDF, ovvero Papers, l’oggetto di questo articolo.
È evidente che Papers, benché rivolto a tutti, sia dedicato e consigliato principalmente ai professionisti del settore, perché non è un semplice archivio, ma consente anche di effettuare ricerche nell’ambito della letteratura medica, direttamente su PubMed, grazie ad un built-in motore di ricerca che necessita di una connessione internet attiva. Non solo ricerca su repositories medici, ma anche altri ambienti come Google Libri, Google Scholar, MathSciNet, ecc… Gli articoli possono essere scaricati gratuitamente, se dotati di free access, o, più spesso, a pagamento, per cui bisogna essere abbonati alle riviste mediche. Tuttavia, nonostante i nostri ministri “Capa d’Uovo”, (straordinario esempio di coerenza politica, n.d.a.) e “Entero-Germina” (lascio ai lettori l’associazione n.d.a.), al momento, tutte le università italiane sono abbonate ad un certo numero di riviste.
Il software, che può essere notevolmente personalizzato mediante le “preferenze“, scarica i PDF direttamente sul proprio disco rigido con il nome da noi scelto (quanti articoli abbiamo scaricato con lo stesso ambiguo titolo “fulltext.pdf“, che una volta rinominiamo Autore-Titolo-Rivista, un’altra Rivista-Autore-Titolo, aumentando irrimediabilmente l’entropia del nostro disco rigido?), nella posizione da noi scelta (quante volte abbiamo tentato invano di trovare quell’articolo importantissimo immediatamente? Il successo di questa operazione ha le stesse possibilità di indovinare il 6 al Superenalotto!). Non solo: se siamo già in possesso di articoli precedentemente scaricati e mai, o soprattutto mal archiviati, Papers ci dà una grande mano, perché basterà introdurli, con un semplice drag and drop, nella finestra del programma e chiedergli di fare l’accoppiamento (scusate ma è la brutta traduzione dell’inglese matching) con i file presenti nel database di PubMed per vedersi restituire nel 99% dei casi la risposta giusta e quindi di rinominarli e posizionarli come e dove abbiamo scelto tramite le preferenze, ottenendo una organizzatissima biblioteca medico-scientifica personale, che potremo sfogliare mediante un potente built-in spotlight che indicizza l’archivio.
Potremo creare “smart groups” dove raccogliere gli articoli con aspetti in comune che saranno tutti a disposizione con un semplice click. È possibile visionare contemporaneamente più articoli in tab differenti, passando da uno all’altro semplicemente cliccando su quello che ci interessa. Possibile anche la lettura a schermo intero. E non è finita. L’applicazione permette di condividere i nostri articoli via mail con un semplice click. E se siete Mac user con i fiocchi, potrete sincronizzare il vostro archivio con i dispositivi iOS, iPhone e iPad con applicazioni dedicate.
La finestra dell’applicazione è Mac-like, pertanto molto intuitiva, permette di aggiungere/rimuovere colonne, tenere il conto degli articoli già letti e non, attribuire un rate (con le familiari stelline stile iTunes), inserire keywords e note per facilitare la ricerca tramite Spotlight.
Da sottolineare la possibilità di interazione tra Papers ed altri software come EndNote della Thomson Reuters.
Infine, mi rimane da segnalare un efficace help center, attivo come un blog, raggiungibile direttamente dall’applicazione, per il quale però è necessario conoscere la lingua inglese.
Il software, attualmente alla versione 1.9.6, è fornito in prova gratuita per 30 giorni, durante i quali potrete decidere se vale i vostri 34 euro o meno ed è in ben 6 lingue, inglese francese, tedesco, spagnolo, russo e portoghese brasiliano. Gira su Mac con processori PPC/Intel (almeno G4 a 1,5Ghz) che abbiano Mac OS X 10.4 (Tiger) o versioni successive.
Nel 2010 ha vinto il premio Ars Technica Design Award.
Qualcuno a MacWorld, evidentemente più bravo di me a recensire i software, ha dedicato 4 topi e mezzo su 5 a questa applicazione, anche se bisogna onestamente sottolineare che questa stessa recensione è relativa alla versione 1.8 di circa 3 anni fa.
A mio avviso è addirittura migliorata e migliorerà ancora nel prossimo futuro visto che hanno aperto una posizione lavorativa e sono alla ricerca di Papers Genius.

Caro amico ti… sincronizzo

Eltima, statunitense di Washington, produce software non solo per Mac, ma merita una speciale menzione per aver creato un’apposita pagina per i software della piattaforma Apple, tenendola pertanto ben distinta dall’altra: ebbene sì, visto che ci considerano “fighetti”, fa piacere avere un servizio dedicato perché noi, seguendo il consiglio del Sommo Poeta, non ragioniam di lor, ma guardiamo e passiamo.
L’oggetto di questo articolo è il software SyncMate che, come si evince dal nome, è un perfetto compagno che ci aiuterà a sincronizzare il Mac con dispositivi multipli, siano essi fisici o “eterei” (più propriamente “cloudy”) e questo ne rappresenta la particolarità interessante, rivelandosi uno strumento di sincronizzazione davvero versatile.
Tra i dispositivi fisici ricordiamo: un altro Mac, sia esso portatile, sia fisso; un (ahimè) PC; diversi dispositivi mobili (che continuiamo impropriamente a chiamare con il termine obsoleto di telefono!), dotati di altri Sistemi Operativi (Windows Mobile, Android, Symbian S40); Sony PSP; e dischi rigidi esterni collegati mediante USB. Curiosamente la sincronizzazione con i dispositivi che montano iOS non è ancora pronta… c’è scritto “coming soon”.
Per lo spazio cloudy ricordiamo: il proprio account Google e uno offerto dalla stessa “Eltima” agli utilizzatori finali (Copyright di Nicolò Ghedini) di SyncMate. Lo spazio è molto limitato, appena 50 o 200 MB, a seconda che siate sottoscrittori gratuiti o a pagamento (v. dopo), però lo potete conservare per un periodo di tempo praticamente illimitato per la specie umana… 1000 anni!!!
Ma cosa si può sincronizzare? Be’ praticamente tutto: rubrica, agenda, preferiti del proprio browser, note, musica, foto, cartelle, SMS che possono anche essere gestiti sul monitor del proprio computer… ve l’avevo detto, no? praticamente tutto.
Il software è fornito in due edizioni, chiamate Free, che per non smentire il proprio nome è distribuita gratis, ed Expert che costa 39,95 dollari. Ovviamente, la sincronizzazione della versione gratuita è limitata (comprende solo iCal, Address Book e gli SMS), mentre la versione a pagamento è completa.
I requisiti minimi di Sistema sono il Leopardo (accaldato o infreddolito), con la possibilità di scegliere tra i 32 e i 64 bit.
Se parlate (o meglio, se capite) il tedesco, l’inglese, il francese, il giapponese, il russo e lo spagnolo l’applicazione non avrà misteri per voi. In caso contrario, andate a tentativi: la grafica è davvero intuitiva.
Durante l’installazione è richiesta per l’inserimento la password di amministratore, poiché viene installato un modulo speciale per rilevare nuovi dispositivi wireless o USB.
Alla fine con un’unica applicazione avremo tutto sotto controllo e sincronizzato, con un solo gesto.
E se pensate che il programma manca di quella caratteristica di cui voi proprio non potete fare a meno, sulla home page vi è un link che vi propone un modulo di richiesta: insomma, evangelicamente (Lc. 11,5 seg.), chiedete e vi sarà dato.

Stampare elenchi

Eccomi alla mia prima recensione (ovviamente retribuita: il triplo di zero euro :P) del software che fragrua (dopo innumerevoli fraintendimenti ed equivoci) mi ha linkato.
Si tratta di Print Window arrivato alla versione 4.1.2 e reperibile qui: searchwaresolutions.com/default in due versioni, free e a pagamento (il server è molto lento per cui occorrerà pazientare un po’ nel download). Ovviamente ci sono alcune differenze tra le due versioni, qua potete trovare l’elenco completo delle differenze: searchwaresolutions.com/subpages/differences, ma a meno di casi eccezionali la versione free è più che sufficiente per la gran parte degli utenti.
Il programma serve a stampare gli elenchi dei file che abbiamo in una data cartella, la nostra lista di mp3 o l’elenco dei nostri programmi installati.
Vi faccio un esempio pratico, se devo stampare i programmi che ho in Applicazioni:
1) Apro il Finder.
2) Apro Print Window, rendo attiva col click del mouse la finestra del finder.
3) Vado su Print Window aperto nel dock, tasto destro e mi apparira stampa lista file.
4) Scelgo tra tutte le opzione che ci sono quella che serve a me, se stampare la grandezza del file, la creazione, la data, se ampliare la stampa alle sotto cartelle e se si fino a che livello di sotto cartelle farlo.
5) Stampa.

Carina l’opzione di poter stampare la pagina come copertina di cd o dvd. Il programma è di una semplicità unica e di un’altra altrettanta utilità.
Questa è la mia prima recensione, spero vi piaccia il mio linguaggio e di esservi stato utile nel provare il programma.

La spettrometria di massa sul Mac

mMass è un’applicazione molto utile per l’analisi e l’interpretazione di dati di spettrometria di massa. È open source ed è scritto in Python. mMass supporta diversi formati (mzData, mzXML e mzML), è tuttavia possibile importare un semplice file ASCII (nelle due colonne separate da uno spazio o da una virgola vanno riportati il rapporto m/z e il valore di intensità del picco), o i dati provenienti da spettrometri Bruker, in questo caso però occorre convertire i dati grezzi utilizzando il software CompassXport (www.bdal.de), purtroppo disponibile solo per Windows.
L’interfaccia è molto semplice e in perfetto stile mac. Tutte le funzioni sono di facile accesso e molto intuitive. L’applicazione permette di visualizzare gli spettri di massa, ridimensionarli, ingrandire alcune zone, è poi possibile effettuare tutta una serie di operazioni importanti per l’elaborazione dei dati come il de-isotoping, il peak picking, la calibrazione dello spettro e l’analisi di digeriti proteici mediante confronto diretto tra i dati sperimentali e i dati ottenuti da una digestione in silico della proteina.
Sfruttando l’interfaccia di mMass è possibile analizzare i dati anche utilizzando alcuni database on line come Mascot o ProFound. Molto utile è la possibilità di creare un report in html, contenente tutte le informazioni sullo spettro e l’analisi dei dati. Tale file può poi facilmente essere convertito in un file pdf.
mMass è gratuito e si può scaricare dal sito www.mmass.org nella sezione download.

Sbadati senza problemi

A chi non è mai capitato di cancellare inavvertitamente un file, un’immagine, un documento importante, o semplicemente la foto del compleanno della nonna centenaria mentre fa due impennate con la vostra moto?
Ecco che, a tutti noi sbadatoni viene in aiuto Disk Drill, un piccolo ma efficientismo software della CleverFiles (bellissima la battuta in uno dei 007 interpretato da Pierce Brosnan fra la superspia e un fantastico John Cleese: Bond: You know, you’re cleverer than you look! Q: Hmm… still, better than looking cleverer than you are.) piccola software house texana.
Gratuitamente, ancora fino a quando non si sa, il piccolo “trivellatore” (licenza) vi permetterà di recuperare quasi tutti i tipi di file che avete accidentalmente cancellato dal vostro disco rigido principale ma anche da una qualsiasi periferica esterna. In più vi permetterà di proteggere i vostri archivi, tenendoli sotto controllo per un migliore recupero di eventuali cancellazioni future.
Abbiamo testato per voi l’applicazione e si è rivelata piuttosto efficiente, anche se purtroppo non per la totalità dei file presi in esame. Scaricato il programma vi si chiede subito l’accettazione delle condizioni e alla risposta affermativa la password amministratore. Solo così si apre magicamente il DMG e potete installare molto facilmente il leggero programma (16MB) con il classico D&D.
Un accattivante e esaustivo tutorial vi guida (in inglese) nella facile comprensione dell’uso del programma: dopo alcuni rapidi settaggi (fra cui potete indicare al programma il tipo di protezione che volete per i vostri storage, e decidere se applicare la protezione o no) potete far partire il primo scan approfondito dell’unità che volete esaminare: per un HD esterno da 500 gb pieno all’ 80% ci mette 2 orette sane sane (lo scan veloce chiaramente dopo che il programma ha preso “possesso” del quadro d’insieme dei vostri file).
Dopo potrete esaminare tutto quello che ha trovato il programma, diviso per tipo di file, che logicamente ha rinominato numericamente, e selezionato in base alla possibilità di recupero. Efficiente con mp3, pdf, jpeg, png, archivi zip, meno con avi e bmp. Un file di circa 800MB viene recuperato, in una cartella che indicherete, in circa un paio di minuti.
La possibilità di effettuare la selezione per data e dimensione del file vi permetterà di andare a “colpo sicuro” sul file che potrete, se sarà ritenuto dal programma possibile, recuperare.
Come dicevamo sopra non per tutti i file l’efficienza è la medesima, ma una piccola finestrella vi consente di comunicare direttamente con gli sviluppatori le vostre opinioni per sviluppi futuri: che chiedere di più ad un freeware?
L’uninstaller, comodo, nelle preferenze. C’è anche questo. Con feedback addirittura, che potete fare o no, secondo coscienza. Il programma, gratuito ed ancora in beta, si scarica da questo indirizzo in pochi istanti, richiede Mac OS X 10.5 o superiore e risorse di sistema alla portata di tutti.

Il futuro di Spotlight, guardando al passato

Tra le innumerevoli funzioni di Mac OS X ce n’è una che divide gli utenti Apple fin dalla sua comparsa, poiché per quanto straordinario, Spotlight, a volte riesce a diventare odioso. Potente e veloce nell’offrire i risultati di ricerca, goffo e frustrante quando si vuole cambiare criterio di ricerca o disposizione dei risultati.
Molti hanno cercato di rimpiazzarlo o di affiancarlo con altri strumenti (Path Finder è il preferito da Eugenio, Find Any File il mio, Easy Find quello di Stefano -mi pare-), ma nessuno di questi è veloce come Spotlight nel fornire un risultato preciso.
Houdah Software, che già produce l’ottimo HoudahSpot, ha recentemente rilasciato Tembo, una piccola utility ancora in fase di sviluppo, che per molti versi emula la vecchia finestra per la ricerca di Spotlight presente in Tiger. Secondo lo sviluppatore Tembo è progettato per rendere la ricerca dei dati il più semplice possibile, ed in effetti offre dei miglioramenti rispetto all’interfaccia integrata della ricerca in Snow Leopard.
Basta inserire il termine di ricerca in Tembo ed in pochi istanti, la finestra si riempie con i risultati della ricerca, proprio come in Spotlight, ma fornisce un elenco completo dei file con diverse opzioni di filtraggio. Non vengono esclusi dalla ricerca gli elementi di Sistema, compresi quelli conservati nelle varie cartelle cache di Mac OS X.
Come in Tiger, i risultati sono raggruppati per tipologia: applicazioni, documenti, cartelle, email, log, immagini, PDF, preferiti di Safari, video, musica e così via. Vengono visualizzati i primi dieci risultati per ogni tipo, ma logicamente gli altri seguono sotto, e nelle preferenze del software si può scegliere l’ordine di comparsa dei vari gruppi, abilitando e disabilitando alcune classi in base alle proprie necessità.
All’interno di ciascun gruppo è possibile scegliere di ordinare i risultati di ricerca per data di modifica, di creazione o di apertura. È inoltre possibile filtrare i risultati in base alla data, mostrando solo i file creati, modificati o aperti(in base alla scelta di ordinamento) nel giorno stesso, nel giorno prima, nell’ultima settimana, mese o anno. Allo stesso modo è possibile scegliere di visualizzare solo gli elementi presenti nella cartella Inizio o includere tutti i volumi locali o remoti (anche se alcune di queste funzioni ancora non funzionano bene). Come per Spotlight basta un Mela+R per rivelare nel Finder l’elemento, mentre l’utilizzo del tasto destro offre altre opzioni utili (Aptri, Apri con, Servizi, ecc…).
Se Tembo finisse qui lo si potrebbe definire essenzialmente lo Spotlight di Tiger per Snow Leopard, ma basta cliccare su quella piccola freccia in stile iTunes presente in cima ad ogni categoria, per scoprire ulteriori opzioni straordinarie, presentate in maniera coreografica in un nuovo pannello, con altri filtri e visualizzazione ad elenco, a icone e con il supporto a Quick Look.
Da non sottovalutare la possibilità di effettuare una nuova ricerca in Tembo, senza chiudere la vecchia, con un semplice Mela+N. L’Aiuto del programma insegna anche come restringere la ricerca solo ai nomi, ai contenuti o a particolari tipi di dati.
Tembo è sicuramente uno di quei software che vedremo il 6 gennaio nel Mac App Store, almeno questo è quanto si auspica lo sviluppatore Pierre Bernard. Nel frattempo è possibile provarlo in una versione non definitiva effettuando il download dal sito ufficiale.

Un Finder dopato

Deskovery è un nuovo, efficace e divertente tool per la gestione avanzata delle finestre di Mac OS X. Il piccolo software, prodotto dalla francese NeoMobili, promette un risparmio di tempo nell’utilizzo quotidiano del Finder e una scrivania più luminosa.
Una volta lanciato il PKG di installazione sarà possibile accedere subito alle nuove funzioni offerte da Deskovery. L’installer crea nella cartella Applicazioni l’elemento Deskovery.app e aggiunge in /Library/ScriptingAdditions/il pacchetto Dinjector.osax. Lanciando Deskovery.app inizierà il periodo Trial dell’applicazione (due settimane) per poterne valutare l’eventuale successivo acquisto (costa 19 euro). Nella barra degli strumenti comparirà l’icona di Deskovery, dalla quale si può accedere alle varie preferenze e alla documentazione del software. Le funzioni vengono immediatamente attivate tutte, dall’elasticità “tremolante” delle finestre, alle funzioni aggiuntive sui pulsanti verdi (allineamento, ridimensionamento, cambio opacità della trasparenza, ecc…) fino all’effetto magnetico tra le varie finestre ed il bordo dello schermo.
Viene abilitata anche la contrazione della finestra a barra del titolo (come nel nostalgico Mac OS 9), nascono innumerevoli scorciatoie da tastiera e nel Dock sarà possibile aggiungere un’icona di Space che offrirà nuove opzioni, come la selezione diretta dello spazio lavoro e l’accesso alle configurazioni di Deskovery.
Lo slogan scelto per l’applicazione è Concentratevi sul vostro lavoro, ma ad essere sinceri l’utilizzo potrebbe addirittura distogliere l’utente dalle mansioni principali, almeno all’inizio; proprio per questo motivo il download del software e i suoi 14 giorni di Demo possono rivelarsi fondamentali. Deskovery richiede Mac OS X 10.6 o versioni successive.