Prevenire, e tracciare, è meglio che curare

Parlare o tacere? È meglio trattare o meno l’argomento dei vari software “antifurto” o di recupero? Ovvero è consigliabile parlarne aiutando così sia la potenziale vittima che l’eventuale ladro o ricettatore o invece si dovrebbe tacere senza assistere né l’uno né l’altro?
Visto comunque che ormai queste applicazioni sono piuttosto numerose e diffuse, e che in effetti parlarne è un po’ come fare pubblicità a lucchetti e serrature, troviamo una soluzione di compromesso ovvero parlandone senza entrare troppo nei dettagli e lasciando l’onere dell’approfondimento ai diretti interessati…
Come detto, esistono diversi programmi per ogni piattaforma fissa o mobile che, in determinate circostanze, permettono di rintracciare una macchina rubata o persa. Per brevità, vediamone un paio gratuite ma piuttosto complete, Prey e VUWER, tralasciando quelle più semplici e le altre puramente commerciali quali Undercover, Hidden, o GadgetTrak.
Mentre Prey è il classico programma gratuito con funzioni limitate che accompagna il fratello maggiore Pro a pagamento, VUWER invece viene sviluppato da un’università da cui prende il nome: Vanderbilt University Web Enabled Recovery. Le diverse origini, rispettivamente semi-commerciale il primo e para-accademico il secondo, si rivelano pienamente nelle diverse strutture, interfacce ed ovviamente installazioni e configurazioni. Prey prevede un dmg che contiene un comodo configuratore; in seguito il software è praticamente invisibile, a meno che occhi esperti non vadano a cercare nei posti giusti, ed ogni modifica può essere fatta con lo stesso configuratore o con il pannello di controllo sul sito della società. Insomma una roba da signori e, per chi avesse dubbi, molte risposte vengono fornite nella pagina delle FAQ.
L’installazione e la configurazione di VUWER sono invece di tutt’altro stampo e richiedono studio e attenzione soprattutto per l’originalità e l’articolazione del funzionamento del programma. Basta dare un’occhiata fugace alla pagina delle istruzioni per capire che i deboli di cuore e gli impazienti hanno vita breve. Un solo dettaglio: i parametri di configurazione devono essere pubblicati su un sito Google creato apposta e le notifiche verranno inviate da una email Google anche questa creata per l’occasione. Ah, ovviamente questa installazione è il sistema consigliato cioè quello per i novellini mentre poi esiste l’opzione 2 (“Experienced Users Only!”, notare il punto esclamativo). Anche VUWER risulta poi invisibile all’utente ed agisce in background.
Ogni installazione di questi programmi, insieme ai quali viene spesso consigliato di creare sulla macchina un account guest di libero accesso, deve poi concludersi con una prova dal vivo ovvero con l’attivazione remota del software ed un verosimile comportamento di chi possa aver trovato o rubato la macchina.
A chi si vuole cimentare con lo scenario da signorini di Prey (viene fornito anche l’uninstaller) o con l’opzione per gli amanti del cacciavite di VUWER, si può solo consigliare un’abbondante dose di attenzione soprattutto in modo da avere sempre e subito a portata di mano le varie chiavi di attivazione, nella “denegata ipotesi” che effettivamente l’oggetto tracciato venga smarrito o rubato. Difatti, mentre questi programmi vivono sornioni la vita di ogni giorno, al momento del furto o smarrimento esistono modalità per svegliarli dal letargo e cominciare a farli lavorare andando a rastrellare ogni possibile tipo di informazione dalla macchina tracciata. In termini di informazioni raccolte, i due software sono molto simili ed entrambi, su scelta dell’utente, possono raccogliere ed inviare la posizione, le schermate, le immagini da iSight e varie altre informazioni.
D’altra parte, si dice che occasionalmente questi programmi abbiano permesso l’individuazione di ladri e soprattutto il recupero delle macchine. Per gli appassionati del genere, si può anche vedere come qualcuno sia riuscito a tornare in possesso della propria macchina anche senza un software specifico come questi ma con un servizio di DNS dinamici, DynDNS, insieme a parecchia abilità e pazienza.
In ogni caso, per avere questo controllo sulle nostre macchine, si deve scendere a compromessi con la privacy ed accettare che una buona e saporita fetta dei nostri dati personali, a partire da geolocalizzazioni a schermate e foto passino per server di società di cui, in fondo, sappiamo poco e niente.
Prey ancora viene fornito in versione 0.5.3 ma, a dispetto dello zero, pare funzionare egregiamente. Chissà quando si sentiranno abbastanza sicuri da sfoggiare una versione uno. Gli ambienti per cui è sviluppato sono i seguenti: Windows, Ubuntu, Android, Mac OS, Linux, iOS (novità di novembre 2011). Come anticipato, può anche risultare conveniente l’opzione di passare ad un account Pro con una spesa a partire da 5 o 15 US$ al mese.
VUWER è arrivato da poco alla versione 1.5.2 per Mac ovvero da Tiger a Lion.
E per chiudere, un grande classico: Nathan Muir – Quando Noè ha costruito l’arca? Prima che piovesse (Spy game, 2001, Tony Scott).

L'anello mancante

Siete appassionati ascoltatori di trasmissioni quali “Il terzo anello – Ad alta voce” di Radio 3? Vorreste ascoltarla in mp3 dove, quando e come volete? Non ve ne potrebbe interessare di meno ma suocera, moglie, figlia e soprattutto amanti vi pressano per farlo (nota per il gender balance: vale anche al contrario per quanto una suocera non sarà mai un suocero)? Oggi, ma anche dall’altroieri, la risposta è radioPodder.
L’applicazione può scaricare e convertire in mp3 risorse audio in formato real-audio dai siti web che le ospitano e che altrimenti sarebbero ascoltabili solo in streaming. Una volta scaricati e convertiti, i file possono ovviamente essere caricati su un iPod o utilizzati a piacimento. Nel caso di “Ad alta voce”, l’applicazione è già predisposta di un’opzione per riconoscerne le pagine ed estrarne gli mp3 ma lo sviluppatore informa che radioPodder può funzionare anche con siti simili. Solamente dalle pagine web della trasmissione sono comunque scaricabili diversi romanzi i cui link si trovano in un elenco, per quanto fermo al 2008, nello stesso zip di radioPodder. Altri link possono essere cercati sullo stesso sito RAI o si può provare ad usare altri siti contenenti file real-audio o simili.
Il programma si appoggia a cURL, Lame e MPlayer e difatti, se si ha LittleSnitch a controllare il traffico in uscita, vanno aperti alcuni cancelli, alcuni in via definitiva, o occorre fornire conferma per ogni file che viene scaricato. Mentre lo scarico avviene in maniera rapida, a seconda di connessione e rete, la conversione può richiedere alcune decine di minuti, ovviamente in funzione del tipo di macchina.
Il programma esiste in versione tigrata e leopardata e gira sia su PowerPC che Intel.
Non solo radioPodder fa una cosa e la fa bene, ma sul sito non viene nemmeno menzionata la vile moneta o possibili contribuzioni all’autore e quindi pare poco elegante anche solo continuare a parlarne.
Tutto considerato, allo sviluppatore si potrà anche perdonare il non aver incluso iMaccanici nella pagina dei link (ma lo si può sempre invitare a farlo).

Le dimensioni contano

Disk Inventory X e GrandPerspective sono due applicazioni, piuttosto simili nelle funzioni come nell’interfaccia, che consentono di avere un colpo d’occhio rapido ed efficace sull’effettiva occupazione di dischi, in effetti volumi, o semplici cartelle.
In entrambi i casi, la durata della scansione dipende dalla dimensione del volume o della cartella in oggetto, dalla sua effettiva occupazione nonché dalla velocità del processore e dalla concomitanza di altri eventuali processi in corso ovvero il tutto può richiedere anche alcuni minuti. Al termine della scansione viene presentato un grafico in forma di mappa ad albero dal quale è possibile iniziare ad orientarsi per capire chi esattamente stia occupando spazio disco, dove ed in quale misura.
Se già la visione d’insieme non bastasse ad individuare gli eventuali colpevoli, si possono cliccare i vari elementi del grafico per sapere quali file rappresentino, dove questi siano collocati ed altri dettagli. Soprattutto con Disk Inventory X, e specialmente se si è attivata la finestra Informazioni, le informazioni sul file e sulla sua collocazione sono piuttosto articolate e possono essere lette con calma mentre si confrontano informazioni su altri file al solo spostamento del puntatore. GrandPerspective invece permette alternativamente o un’analisi rapida spostando il puntatore o solo la lettura dei dettagli di un file singolo.
Entrambi i programmi richiedono Mac OS X 10.3 o successivo e questo dovrebbe coprire la quasi totalità degli utenti Mac (OS X) attuali. Disk Inventory X è alla versione 1.0 mentre GrandPerspective è alla 1.3.3. Entrambi sono squisitamente gratuiti come d’altra parte gli sviluppatori non rifuggono da eventuali donazioni di denaro sonante. Tra i due, solamente GrandPerspective è presente su SourceForge.
L’utilizzo di questi programmi è consigliato innanzitutto a chi non si spiega come mai il suo disco sia già farcito oltre l’immaginabile. A proposito, fa sempre bene ricordare che le prestazioni di un disco cominciano a decadere quando la percentuale di spazio occupato supera il 50% e degradino notevolmente quando questa percentuale si avvicina al 90% per aprire le porte del Male con valori superiori (a buon intenditor…). Allo stesso tempo l’utilizzo di queste applicazioni dovrebbe essere effettuato da chiunque a cadenze più o meno regolari per controllare che non siano presenti oggetti smarriti ed ingombranti o inutili rimanenze di chissà quale applicazione. Si potrebbe ad esempio scoprire che il carissimo, in tutti i sensi, programma di aggiornamento del navigatore conserva gelosamente ogni passato aggiornamento di vari GB, per un totale di alcune decine di GB nascosti in una sottocartella della Library…

Spazi per per Pantere e Tigri

Ormai è consuetudine lavorare, o divertirsi, su più scrivanie e si usa Spaces come se fosse sempre esistito. In effetti le versioni di Mac OS X prima di Leopard, pur essendo ovviamente anche esse “basate su Unix”, mancavano della gestione di scrivanie virtuali, caratteristica comune a numerosi sistemi *nix.
A tutto ciò, almeno per Panther e Tiger, nel lontano 2005 vide bene di mettere una pezza tal Rich Wareham con Desktop Manager che porta le funzioni di Spaces anche dove, o meglio quando, non sarebbero possibili. In effetti proprio di pezza si doveva trattare ma, come si può vedere, il programma risulta da allora funzionante anche se non aggiornato.
Bisogna innanzitutto ignorare il fatto sia che il software sembri datato e venga presentato come una versione 0.x (0.5.3) e addirittura in “alpha quality” sia che la pagina home lo descriva come un programmino scritto per usi personali, poco testato e condiviso solo nella speranza che possa essere utile a qualcuno. Magari fossero tutte così le versioni alfa o addirittura beta o anche quelle finali! Desktop Manager nella sua incarnazione miseramente denominata 0.5.3 funziona che è un piacere, fa il lavoro suo, lo fa bene ed ha una miriade di preferenze per i più esigenti e smanettoni.
Dopo l’installazione è accessibile o nella barra dei menù o a fianco al Dock o in entrambi i posti o solo tramite scorciatoie da tastiera (ovviamente personalizzabili nel dettaglio) e permette di gestire “qualsiasi numero” di scrivanie virtuali (“in funzione della memoria”) tra le quali è possibile navigare in ciclo o direttamente ad una precisa. I comandi possono essere dati sia da tastiera che da menù come anche dall’attivazione dei bordi, toccando i quali si passa alla scrivania successiva. Le finestre delle applicazioni possono poi essere spostate da una scrivania ad un’altra tramite altre scorciatoie da tastiera o l’apposito menù. Risulta piuttosto comoda la funzione per cui il programma porta subito in primo piano l’eventuale unica applicazione con finestre aperte in una scrivania quando ci si sposti su quella scrivania; in questo modo risulta più naturale e gestibile l’avere scrivanie dedicate ad operazioni singole come la navigazione, la posta elettronica, il lavoro, lo svago, eccetera.
Il tutto può essere abbellito con varie transizioni nello spostamento da una scrivania ad un’altra.
Curiosamente, anche sul sito dello sviluppatore, si ignora la funzione di “application launcher”, anche questa configurabile con una combinazione da tastiera. Su MacUpdate risulta disponibile anche una versione “0.5.4r1” per soli Intel e difatti il programma è presentato nell’intestazione come “Intel only” mentre più in basso si specifica “Intel, Mac OS X 10.3-10.4”. Dopotutto, a leggere il sito dello sviluppatore, anche lui ha le idee piuttosto confuse su quelli siano i requisiti di sistema precisi.
Abituati a Spaces, per lo meno quando si attiva la preferenza di passare ad uno spazio aperto con finestre dell’applicazione al cambio di applicazione, va ricordato che invece Desktop Manager esclude la possibilità di cambiare scrivania al solo cambio di applicazione ovvero si continuerà a lavorare nella nuova applicazione ma sempre nello stessa scrivania fin quando questa non verrà cambiata con uno dei vari comandi possibili.
Una piccola nota di cui tenere a volte conto è la richiesta di RAM che, partendo da circa 20 MB, può arrivare fino a circa 100 MB ed ovviamente questo può essere problematico in sistemi con memoria limitata ma naturalmente basta chiudere e riaprire il programma pur perdendo la divisione delle applicazioni tra le finestre.
Complessivamente, è un minimo prezzo da pagare solo alcune volte per un’applicazione gratuita ed utilissima.

Più OS X per tutti (o quasi)

XPostFacto è un’applicazione che permette di spingere un po’ più in là (alcuni) limiti imposti da Apple ovvero far girare Mac OS X anche Server, fino a Tiger incluso, su alcune macchine Apple non supportate, poiché troppo datate.
L’applicazione è stata sviluppata da tale Ryan Rempel come open source, per la quale però sono accettate donazioni, e viene distribuita dal sito di OWC (Other World Computing), ovvero la Disneyland statunitense per chiunque si interessi di Apple e affini.
Se non esistono pranzi gratuiti, come appunto gli statunitensi dicono, anche XPostFacto ha la sua buona dose di spine e queste sono in parte evidenziate nella stessa tabella di compatibilità del software. Come accennato dallo stesso Rempel in una sua intervista a Accelerate Your Mac, la casistica dei possibili problemi è ampia e variegata. Nella pagina dettagliata di XPF si incontra un’impressionante serie di “in certi casi”, “a volte”, “sembra che”, “spesso”, “almeno a volte”, “è possibile”, “non capita sempre” e, giusto ad esempio, la sola parola “sometimes” ricorre trentaquattro volte. In sintesi, a seconda della configurazione hardware di partenza (intendendo anche quella cerebrale del proprietario della macchina) e della pazienza, l’installazione di XPF e dell’appropriata versione di Mac OS X può spaziare, escludendo la passeggiata nel parco, da una impegnativa camminata in montagna ad un tranquillo week-end di paura (scena del maiale inclusa).
D’altra parte, come anche garantito dallo sviluppatore, “pare” che sia garantita una stabilità eccellente, se e quando Mac OS X venga così installato con successo su macchine ufficialmente non supportate.
Il Vostro Umile Narratore, evidentemente dotato di una buona dose di fortuna cioè di una macchina particolarmente disponibile all’aggiornamento, è riuscito dopo innumerevoli tentativi a portare un WallStreet G3 Series II aggiornato con scheda Sonnet G4 500 MHz e OS 8.6 direttamente a Tiger, grazie anche a due banchi di RAM da 256 MB per un totale di 512 a differenza degli ufficiali 192. Ora il giovanotto fila che è un piacere e, all’occorrenza, può anche partire in 9.2.2. Come se non bastasse, e contrariamente a quanto pare avvenga per altre macchine, l’intera dotazione hardware del PowerBook viene riconosciuta con l’unica eccezione apparente dei pulsanti di regolazione della luminosità dello schermo.
Ovviamente, dopo l’installazione di XPF, bisogna dimenticarsi di usare Preferenze di Sistema > Disco di Avvio, ma selezionare il sistema da cui riavviare solo tramite il pannello di XPF (del quale si consiglia caldamente di lasciare invariate le impostazioni una volta trovata la combinazione vincente).
Va specificato che in macchine con configurazione Old World ROM va sempre tenuto ben presente il problema degli 8 GB di disco di avvio ovvero il sistema funzionerà finché rimane nei primi 8 GB di disco, quale che sia la dimensione del disco. Difatti, dato che si consiglia di partizionare per avere una partizione di avvio ed una per i documenti, è consigliabile allora crearne direttamente una terza per Classic così che ognuno stia a casa sua. Si leggono in giro testimonianze contrarie che affermano che il sistema funziona perfettamente anche con partizioni maggiori ma pare che siano solo degli ottimisti della prima ora in quanto il sistema impiegherà del tempo prima di andare a scrivere qualcosa oltre i primi 8 GB ed allora l’ottimista si sarà anche dimenticato di aver scritto entusiasticamente in qualche forum su come si possa installare senza partizionare a 8 GB. Per motivi di diverso calcolo delle dimensioni tra sistema decimale e binario, per mettersi comunque al sicuro e non vedersi un bel giorno il sistema non avviabile e dover ricominciare ad installare XPF da capo (vedi scena del maiale) e forse anche un poco per ignoranza visto che l’argomento è piuttosto sconosciuto, si consiglia anzi di creare la partizione di avvio di 7 GB o leggermente inferiore così che anche quella piccola per Classic possa risiedere nei primi 8 GB. Qualche link simbolico, ad esempio per la cartella Applicazioni, o una procedura per spostare la home nella partizione dei documenti possono aiutare a convivere felicemente con il limite degli 8 GB. Nel caso, ci si potrebbe spingere oltre e muovere gli swap files o semplicemente eseguire qualche log out o addirittura riavvio quando necessario.
XPostFacto è arrivato nel tempo alla sua versione 4.0 che appunto permette su alcune macchine anche l’installazione di Tiger, una vera soddisfazione per tutti i suoi numerosi estimatori. Il programma è gratuito, a parte le eventuali libere donazioni, e per sapere i requisiti di sistema è meglio mettersi a studiare in funzione di quale configurazione hardware si disponga e di quale sistema si desideri.

Un altro modo di riciclare computer

ScreenRecycler, come dice il nome, permette di “riciclare” qualsiasi macchina in un modo a dir poco originale. Appoggiandosi su una rete locale, wifi o cablata che sia, consente infatti di usare lo schermo di una macchina secondaria come estensione di quello di una principale. Il risultato, come mostrato dal video dimostrativo, è di sicuro effetto.
Questa apparente meraviglia si appoggia su un collegamento VNC con un client di JollysFastVNC, incluso nell’installer di ScreenRecycler e gratuito per gli utenti di ScreenRecycler, da installare nella macchina che donerà lo schermo alla principale.
Come suggerito, va prestata attenzione al fatto che tutti i dati vengono trasmessi in maniera trasparente sulla rete.
Anche i seguenti client VNC sono dichiarati come compatibili: TightVNC (per Windows e Linux), VNC Navigator (per Windows), krdc (per Linux). In altre parole, come accennato, la macchina secondaria può avere sistemi diversi da Mac OS X.
I requisiti di sistema sono i seguenti sia per ScreenRecycler sulla macchina principale che per JollysFastVNC sulla secondaria: Mac OS X 10.4, 10.5, 10.6 e successivi mentre JollysFastVNC è anche accessibile sull’AppStore e per questa versione è necessaria la 10.6.6.
A questo mondo tutto (o quasi) ha un prezzo e quello di ScreenRecycler è di 23,90 euro per un uso singolo (letteralmente, in quanto serve disattivarlo per usarlo su un altro computer). La versione demo limita ogni connessione a circa 20 minuti.

Il tempo e lo spazio (e ho detto tutto)

SunGraph è un programmino tanto semplice quanto funzionale. Forse per questo motivo il suo sviluppatore Robert Urschel ha fermato l’aggiornamento del programma alla versione 9.1.1 nel lontano 2004. Va detto, a sua “discolpa”, che recentemente ha sfornato, ed aggiornato parallelamente ai firmware di sistema, una versione gratuita per iPhone con le stesse funzioni di quella Mac.
Con tre diverse visualizzazioni (SunGraph, Analemma e World View), SunGraph mostra in modo testuale o grafico un’infinità di dati riguardanti data e ora, coordinate geografiche, ora solare e legale, albe e tramonti, equazione del tempo, equinozi e solstizi, analemma (Wikipedia italiano o meglio inglese), eccetera. Ovvero si possono avere tutti questi valori sia per il tempo attuale e la nostra località (magari inserendone le coordinate geografiche se mancanti) come per qualsiasi tempo passato o futuro e ogni altra località predefinita o di cui si conoscono le coordinate. La visualizzazione WorldView ci presenta invece una proiezione del mondo raffigurante la linea del giorno, della notte e dei crepuscoli; ad esempio, l’utilizzo più bovino a cui si può prestare SunGraph prevede la riesumazione dalla cantina di un qualsiasi canterano elettronico per trasformarlo in orologio/datario/mappamondo con tanto di linea mondiale della luce (una roba da gran signori).
Per chi non ne avesse abbastanza e volesse scervellarsi ulteriormente, il Nostro ha preparato un ottimo sito su analemma ed equazione del tempo, anche quello immutato da anni.
SunGraph è disponibile per Mac OS X, iPhone, Classic e Windows ed è sempre totalmente gratuito. Va specificato che, pure volendo fare una donazione, il vile metallo non viene citato e tanto meno richiesto dal gentilissimo sviluppatore. Per i (giustamente) paranoici della sicurezza, si può aggiungere che LittleSnitch non rileva alcun tentativo di trasmissione in uscita.
Solo per dare un’idea, tutto ciò occupa 1,3 MB su Mac e 0,7 MB su iPhone.
Per chi volesse, con poche quanto brutali linee di AppleScript si può anche creare una specie di salvaschermo con la visualizzazione “World View”. La brutalità è dovuta al fatto che SunGraph è totalmente impermeabile ad AppleScript e non ha un dizionario di comandi esposti ma lo si può sempre controllare via System Events. Ovviamente però si tratta solo di una specie di salvaschermo in quanto l’immagine è più fissa che altro (ma l’effetto grafico, per non dire informativo, è spettacolare).
tell application “SunGraph” to activate
tell application “System Events”
repeat with i from 1 to 24
keystroke tab
end repeat
keystroke space
end tell

La scorciatoia delle scorciatoie

Esibirsi in scorciatoie da tastiera ignote ai più, con virtuosismi alla Rachmaninoff ed efficacia e rapidità senza pari, è un po’ il sogno o la necessità di tutti. I fortunati che devono usare principalmente solo pochi programmi, dopo qualche tempo riescono a memorizzare ed usare una grande quantità di comandi da tastiera. Al tempo stesso, chi per lavoro o diletto deve destreggiarsi tra numerose applicazioni anche complesse, diverse versioni o sistemi operativi, nonché semplicemente macchine configurate in maniera differente, rischia la confusione totale o, peggio, il richiamare in un attimo con la punta delle dita il comando “brasa disco”.
In tutto ciò viene in aiuto KeyCue della Ergonis Software, ormai alla versione 5.2 dalla 1.0 del maggio 2004, che opera dietro le quinte ma pronto a manifestarsi all’occorrenza alla sola (prolungata) pressione del tasto Mela Cmd. Appena invocato, lo schermo viene oscurato quasi in stile Kernel Panic ed appare una finestra centrale che riassume tutte le scorciatoie da tastiera disponibili in quel momento per quel programma su quella macchina. La scelta è allora tra il memorizzare quella o quelle che ci sfuggivano tornando subito ai nostri compiti oppure scorrere con il mouse per cliccare direttamente il comando cercato. In questo modo non solo KeyCue funge da promemoria per ricordare le varie scorciatoie ma anche da “stanza dei bottoni” per i vari comandi disponibili da tastiera.
Alle scorciatoie dell’applicazione attiva si aggiungono altre funzioni e le scorciatoie di sistema ovvero, ad esempio, quelle di Menù Apple, Dock, Servizi, Dashboard, Display, Exposé, Spaces, Front Row, Text Input, Screen Shots, Spotlight, Universal Access, Contrast e dello stesso KeyCue (ovvero la scorciatoia per la scorciatoia della scorciatoia delle scorciatoie…).
Le preferenze prevedono, tra l’altro, la possibilità di scelta tra vari temi e la personalizzazione della velocità di reazione e del contenuto della finestra delle scorciatoie.
I requisiti di sistema, per quanto Snow Leopard sia raccomandato, partono da Tiger (Mac OS X 10.4).
A fronte di tutto ciò, si chiedono 19,99 euro per licenza singola o 29,99 per il pacchetto famiglia (massimo di cinque componenti dello stesso nucleo).
Il consiglio personale è di non provare KeyCue dato che poi non se ne potrà fare a meno, se non altro per farlo apparire e giocherellare con l’animazione della selezione tra le varie voci.

Un rapporto energetico

Battery Report è una utility dello sviluppatore DssW, piuttosto interessato ai consumi energetici dei computer ed il relativo controllo (vedere alla pagina Products and Services).
Il programma è estremamente semplice e fornisce un dettagliato rapporto, numeri seriali inclusi, sulle caratteristiche delle varie fonti energetiche che alimentano il computer ovvero batteria dei portatili, alimentatori e UPS. Questo rapporto può essere esportato come un file pdf formattato ad hoc dal programma stesso, stampato o inviato per email.
Il rapporto è composto di una sezione “Computer”, a sua volta divisa in Hardware e Operating System (inclusiva di vari numeri seriali e caratteristiche principali), ed una sezione per ogni fonte di alimentazione eventualmente collegata dove vengono riportati seriali e caratteristiche di ognuna. Nel creare il rapporto, si può scegliere di omettere qualche sezione magari per non distribuire i numeri seriali della macchina. Purtroppo mancano funzioni grafiche o anche testuali di registrazione e rappresentazione dei consumi nel tempo.
Il programma può tornare utile nella ricerca di problemi di alimentazione e nella verifica dei componenti interessati quando né il pannello Energia di System Profiler né CoconutBattery ci hanno soddisfatto. In effetti i punti di forza rispetto a queste altre due soluzioni o ad altre utility gratuite sono abbastanza marginali ma possono tornare comodi, soprattutto in fase di ricerca guasti.
A fronte di cotanto servizio, lo sviluppatore richiede gentilmente un emolumento pari a 6 euro (pardon, 5,99) per rimuovere l’infamante scritta “Demonstration License” dal rapporto in pdf come dalla schermata stessa del programma.
Curiosamente i requisiti di sistema partono da Snow Leopard.

Mille (e duecento) nuovi posti dove mettere le mani

Unlock Over 1200 Hidden Features in Mac OS X and Other Apps“. E, come diceva Peppino, ho detto tutto.

Trita, affetta, sminuzza, taglia, centrifuga… MacPilot della Koingo Software, giunto da poco alla versione 4.1.7, viene spesso presentato in maniera semplicistica come un altro programma, per quanto di qualità e affidabilità fuori dal comune, per personalizzare OS X e per eseguire comandi del Terminale tramite interfaccia grafica. Ed in effetti così appare ad una prima occhiata.

A scavare appena sotto la superficie, si realizza che più si cerca e più funzioni si trovano fino ad un punto in cui ci si inizia a scordare le prime trovate… Forse solamente un utilizzatore assiduo riesce a ricordarsi, se non tutte le funzioni, almeno tutti i loro gruppi principali ed i diversi campi di applicazione delle stesse. Francamente anche arrivare a questo livello di conoscenza pare già un traguardo e, aprendo il programma, capita spesso di sorprendersi a ritrovare in MacPilot numerose e utili funzioni che si è abituati ad avere sparpagliate in altrettanti singoli programmi o procedure ma non riassunte in un’unica applicazione.

Tutto questo viene appunto sintetizzato in maniera molto efficace dalla stessa presentazione della Koingo: “Unlock Over 1200 Hidden Features in Mac OS X and Other Apps“. Dubito che qualcuno si sia messo a controllare se effettivamente siano 1200 ma già l’ordine di grandezza dovrebbe dare una certa idea della potenzialità dell’attrezzo. Per i più scettici, sul sito di MacPilot è disponibile la pagina “Feature Comparison” dove, se da una parte è come chiedere all’oste se il vino è buono, dall’altra si ha un confronto di massima ovviamente con una selezione di competitori minori ovvero Cocktail, TinkerTool ed altri. Giusto per dare un’idea, i seguenti sono i gruppi principali delle funzioni di MacPilot: General, Disks, Network, Login Items, Startup, Spotlight, Power, Logs, Tools, File Browser, Info e ovviamente Preferences. Da notare che in ogni gruppo esistono sottogruppi di funzioni ed a volte anche sotto-sotto-gruppi di funzioni. Ma tanto ci si perde lo stesso.

Come sempre con programmi di questo genere, si consiglia caldamente di prestare molta attenzione nell’utilizzo e di non eseguire modifiche se non si sa esattamente cosa e dove si sta operando. Piccole modifiche nell’interfaccia del sistema o di qualche applicazione, o anche l’esecuzione di un comando apparentemente innocuo ma così invitante quando a portata di mano e non inaccessibile sotto forma di stringa di Terminale, possono a volte causare problemi di varia gravità.

Le applicazioni pratiche di MacPilot vanno quindi ben oltre la semplice modifica dell’interfaccia o della funzionalità di OS X o di particolari applicazioni ma spaziano tra la manutenzione ordinaria, quella straordinaria, la creazione di particolari servizi o configurazioni personalizzate, la modifica di impostazioni di sistema, l’accesso rapido e sicuro a funzionalità nascoste o poco accessibili… Provare per credere.

A proposito di provare, è disponibile un trial di 15 giorni al termine dei quali vengono chiesti US$ 19,95. Esiste anche una variegata politica di prezzi per studenti, famiglie, educatori, affari, globale e aggiornamento. Per gli amanti del genere, il tutto è anche disponibile sull’App Store. Per gli amanti del vintage, sono sempre disponibili versioni anche per Panther (Mac OS X 10.3) e Tiger (Mac OS X 10.4).

P.S. Detto questo, esiste anche un menù “Terminal Commands“. E lì si apre un altro mondo…