Psicosi da Hard Disk!

Leggendo spesso il forum di un noto gruppo di amanti del Mac (mi pare si chiami iMaccanici.org o qualcosa del genere), mi sono reso conto del fatto che il tallone di Achille dei sistemi informatici è (ovviamente) il componente più vetusto, e tecnologicamente parlando questo primato spetta agli Hard Disk. In particolare perché, a parte le ventole, è l’unico con un movimento fisico quasi continuo.
In tutta sincerità, chi non ha mai avuto problemi con un disco rigido? Purtroppo succede di frequente, magari solo con un disco esterno, di trovarsi a pregare qualche santo per recuperare dati persi.
Ma è poi così improvviso il guasto di un HD? In realtà no! Almeno non sempre, tanto che porgendo l’orecchio al dispositivo dovremmo percepire eventuali cambiamenti e/o rumori sospetti. Ho trovato una società, la Datacent, che ha pubblicato una serie di file audio divisi per produttore e per problema, in cui potete sentire gli hard disk alla fine della loro vita tanto per rendersi conto: questa è storia di Orrore Puro come direbbe Carlo Lucarelli. L’unica cosa da fare in questi casi è procedere con l’aggiornamento del backup e prepararsi alla sostituzione del disco difettoso.
Ma nella vita di tutti i giorni ci sono due piccole applicazioni ad “impatto zero”, sia come costo che come impegno di risorse, che ci possono aiutare a capire come sta e che sta facendo il nostro disco. Si tratta di Disk Led, scaricabile da App Store, che è semplicemente un indicatore dell’attività del disco, che a differenza dei PC, che ne hanno uno hardware, sui Mac manca (ma ci manca?) e va a posizionarsi sulla barra dei menù in alto del Mac e simula un led a tre colori, (rosso giallo e verde) a seconda che il disco sia più o meno attivo, con la classica intermittenza irregolare che hanno quelli fisici.
L’altra utility si chiama SMARTReporter, disponibile per il download dal sito ufficiale di Core Code, che allacciandosi alla tecnologia S.M.A.R.T. (Self-Monitoring, Analysis, and Reporting Technology) dei nostri hard Disk aggiunge l’icona di un HD (sempre sulla stessa barra dei menù) e ci segnala lo stato di salute del disco con tre colori (ma anche con una scala di grigi se lo preferiamo), verde giallo o rosso, a seconda della gravità.
Questa tecnologia non consente certo di evitare le rotture di un disco fisso, ma consente molto spesso di prevenirle, e poi backup always!!!

Un convertitore video interessante

Quando sento parlare di Open Source sono sempre molto interessato, il mio Mac non è una fonte di reddito e per evitare di essere accusato di “distrazione di fondi” dalla mia consorte, cerco di essere oculato nella scelta di applicazioni di uso saltuario e/o personale. Trovare qualcosa di valido, e risolvere magari solo con una piccola donazione, è l’ottimo.
In particolare il settore della conversione video è costellato di programmi con e senza interfaccia grafica (GUI) che usano svariati codec, ma spesso si rivelano un po’ ostici all’uso pratico. Ricordo una GUI che usavo qualche anno fa su Windows che si appoggiava all’applicazione FFmpeg e, a fronte di un risultato veramente ottimo, esigeva però uno studio accurato di diversi parametri, e quindi un impegno notevole di tempo per accumulare la “Scienza Esatta”. Ora il tempo libero è sempre meno e inoltre gli utenti PC/Mac sono cambiati, ma soprattutto si sono diversificati gli apparati sui quali riprodurre un media.
Kiwi Fruitware definisce il suo Media Converter un Simple but advanced converting for Mac OS X ed è vero, basta un Drag and Drop e scegliere su quale apparecchio si vuole riprodurre il file, che sia il nostro amato iPhone o il PC di un amico. Il tutto si svolge velocemente e la modalità di utilizzo è adatta anche ai principianti, il che è alla fine tutt’altro che disprezzabile soprattutto quando il funzionamento va spiegato ai figli che vogliono tutto ma non vogliono fare molto o a genitori avventurosi che decidono che 80 anni è l’età giusta per iniziare ad usare un computer.
È anche possibile creare preset nel pannello Preferenze o scaricarne altri pronti dal sito, per rendere il software più adatto alle nostre esigenze.
Insomma, bella la vita per i giovani e meno giovani del XXI secolo. Link per il download: media-converter.sourceforge.net

Tutti artisti! Perché no?

La software house Stone Design’s Create ha al suo attivo diverse applicazioni per Mac, fra queste iMaginator, giunta alla versione 5, e per questo credo ormai matura per il grande pubblico.
iMaginator è una raccolta di effetti per le vostre immagini, già visto? Si e no, in effetti di plug-in in giro ce ne saranno milioni, ma qui sono molti, tutti insieme, non mirati specificatamente al modo fotografico, facili da usare ed in grado di stimolare la fantasia anche di chi pensa di aver visto tutto. Non c’è bisogno di scavare nei meandri di astrusi menu che raggruppano le cose con logiche a volte sfuggevoli, e poi non vi è mai capitato di aver applicato un bell’effetto e a distanza di tempo non ricordarsene il nome?
Con iMaginator non può succedere, oltre ad essere belli tutti in ordine, si possono anche scegliere ed aggiungere ai preferiti, per velocizzare le operazioni, ma la cosa interessante è che anche andando a caso (per sperimentare un po’) è facilissimo eliminare un effetto se non gradito, anche se non è l’ultimo ad essere stato applicato. Vengono mostrati a sinistra, sotto la libreria degli effetti, tutti i plug-in applicati, come fossero su livelli separati e regolabili o eliminabili o ancora solo nascondibili. Sull’immagine all’applicazione del plug viene visualizzato il punto focale dell’effetto, centrabile secondo le esigenze con un semplice trascinamento. Ecco un’immagine di esempio realizzata con iMaginator. Volete di più? Eccolo: sono rimasto piacevolmente colpito dalla velocità dell’applicazione, anche nel salvataggio dei file.
Sì, perché se è importante che un software faccia bene il suo lavoro, è altrettanto importante che sia piacevole da usare. La mia macchina non è un razzo (iMac dual core 3.06 Mhz con 8 GB di Ram), eppure anche con immagini JPG da 8MB si va spediti meglio che con Photoshop, un plauso al programmatore! Di contro l’interfaccia, seppur molto comprensibile e pratica, non è allineata alla GUI di Snow Leopard, sembra piuttosto qualcosa di vecchio, dell’epoca almeno di Tiger.
iMaginator costa 7,99 euro sull’App Store, ma è disponibile anche una versione Trial per il download dal sito dello sviluppatore.

Addio foto scialbe!

Un saluto a tutti, sono qui su iMaccanici, fabio cf e per quanto possa essere ancora un “lurido switcher” invece di foto e fotoritocco ne so un po’. Visto che qui la fotografia non è proprio una passione unanime comincerò dall’inizio: Cos’è un HDR.
In parole molto semplici è un sistema per risolvere l’annoso problema dei fotografi, ovvero è meglio privilegiare le luci o le ombre? Con le luci troppo forti non avrò mai dei bei cieli ma se scurisco le luci allora le ombre diventeranno nere e perderanno tutti i particolari…
E allora? Allora gli HDR (High Dynamic Range) si ottengono scattando una serie di fotografie con la medesima inquadratura (meglio usare un cavalletto) ma con esposizioni variabili e sovrapponendo il tutto, con un software di fotoritocco, in un unico file. Le esposizioni degli scatti varieranno da una foto fortemente sottoesposta (quasi nera) ad una talmente sovraesposta, cioè quasi bianca. Già vi sento, laggiù in fondo… sì che noia, il cavalletto, il peso, la ragazza che non si ferma… (vanno rese partecipi o addestrate che dir si voglia), le vacanze di 2 giorni soltanto…
E qui entra in gioco HDRtist Pro dai creatori di Permissions Reset e che consente di fare tutto o quasi anche con una sola foto quando oramai siete tornati a casa e le ferie sono solo un ricordo.
L’applicazione è molto “Mac Style” e questo non guasta, una volta lanciata apre un pannello che consente anche di trascinare le nostre immagini o cercarle per le nostre cartelle col classico +. Un ulteriore menù, diviso in tre pannelli, consente molti tipi di setting, da quelli predefiniti con un clic ad un aggiustamento fine e personalizzato con una bella serie di cursori, che ricorda una versione semplice di Aperture e/o Lightroom.
A chi è destinato questo programma? Forse non ai professionisti, ma a tutti quelli che vogliono avvicinarsi alla fotografia in modo diverso dal solito piatto album di 10×15, per chi vuole iniziare a fare una selezione dei propri lavori. Mi sento di consigliarlo ai più svogliati perché veramente semplice da usare, anche se non localizzato in italiano.
Per i più volenterosi c’è Gimp complicato ma gratis, che non è poco visto il costo di Photoshop che è sempre complicato e appunto vuole (e vale) un sacco di soldi, come tutti i programmi seri e molto belli. HDRtist Pro è disponibile per il download dal sito ufficiale in versione demo ed il costo di una licenza è di 29.99 dollari.
Io sono qui invece: www.flickr.com/photos/obelix_1962/.